Promossi da un esperto. Franchising Crusco’s

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La parola all’affiliato. Un franchisee si racconta: sogni, progetti, aspettative e difficoltà per realizzare un’impresa in affiliazione. Gianfranco Scarpato Franchising Crusco’s a Sorrento (na).

Un commercialista viene incaricato di verificare il franchisor e il risultato è che è lui ad affiliarsi. Non potrebbe esserci migliore presentazione per questo marchio.

È una storia un po’ diversa dal solito, quella che racconteremo questo mese, per più di un motivo.

Il primo è che si tratta di un’affiliazione già sottoscritta, ma non ancora operativa al momento dell’intervista.

Il secondo si riferisce proprio al progetto franchising Crusco’s, una proposta lanciata da poco tempo e caratterizzata da peculiarità notevoli.

Il terzo riguarda la particolarità di come si è sviluppato il rapporto tra affiliato e affiliante.

A raccontarcela è Gianfranco Scarpato, sorrentino doc e affermato commercialista 44enne.

cruscos affiliato franchising«Gli inizi sono stati davvero particolari. Tutto è partito da un mio cliente e amico che, essendo interessato al marchio Crusco’s, mi ha richiesto di prendere informazioni sull’azienda prima di un’eventuale adesione. Ho accettato volentieri e il risultato è stato che, man mano che raccoglievo le informazioni, mi sono sempre più incuriosito, fino a convincermi che poteva trattarsi di un investimento interessante anche per me. Risultato: ho firmato il primo contratto per il format Crusco’s Streetfood e sono in attesa, a giorni, della consegna dell’Ape Car, allestita per poter partire con la nuova attività».

Inutile quindi chiederle se le verifiche effettuate hanno dato esiti positivi.

«Siamo andati parecchio a fondo, non volevo fare brutta figura con il mio cliente e, soprattutto, indirizzarlo verso un investimento sbagliato. Abbiamo verificato l’azienda, le persone coinvolte, tutto e ci siamo convinti che avevamo a che fare con un’azienda solida e con persone serie».

D’accordo, ma serietà della proposta a parte, anche il business proposto ha la sua importanza. In questo senso, quali aspetti l’hanno convinta di più?

«Oltre alle verifiche, per così dire, burocratiche, abbiamo potuto toccare con mano la qualità dei prodotti. Uno dei vantaggi di un marchio come Crusco’s è di avere alle spalle un’azienda che produce direttamente e segue la filiera dall’inizio alla fine. Operano artigianalmente, partendo da materie prime di eccellenza. Un esempio è la farina utilizzata per il pane, ricavata da una delle più pregiate varietà di grano, la “Senatore Cappelli”. Abbiamo visto con i nostri occhi le lavorazioni andando proprio “sul campo” e assaggiando tutte le specialità che andremo a proporre. E devo dire che sono rimasto entusiasta».

Una curiosità: la zona in cui andrete a operare, la Penisola Sorrentina, ben nota per le sue eccellenze agroalimentari.

Non teme che questo possa offuscare la vostra offerta?

«Penso proprio di no. È vero che nella nostra zona c’è molto di tipico e ottimo, ma per noi si tratta di cose ovvie, ci siamo abituati. Sono quindi convinto che il fattore novità sarà vincente. Io stesso non conoscevo un prodotto tipico lucano come il peperone crusco e l’ho trovato fantastico. Inoltre va considerato che il nostro è un territorio a forte vocazione turistica, e su questo faccio molto conto».

Cosa si aspetta dal futuro?

«Sono certo che sarà un successo, anche alla luce del business plan fornitoci dal franchisor, sulla base del quale, tra l’altro, emerge un eccellente rapporto tra livello del progetto e investimento. E comunque sono già pronto a un secondo passo: non appena avrò individuato la location giusta, soprattutto in chiave di autorizzazioni comunali, da queste parti non sempre chiare, ho tutte le intenzioni di partire con un chiosco Crusco’s. Altrimenti c’è il piano B: il gozzo per lo street food da spiaggia».

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