Giugno 2014

Tempo di lettura: 2 min

Indice

Le bugie fanno il business corto

Mi sono imbattuto in un franchisor che dichiara 10mila euro come investimento richiesto per aprire un negozio.

Ho fatto quattro conti con il mio commercialista e ho scoperto che in realtà ne servivano almeno 50mila. Ma è possibile che ci siano “franchisor” che si comportano in maniera così stupida e scorretta?

Lettera firmata

Lo “sfogo” del lettore evidenza il malcostume di certe aziende che potremmo definire “pseudo-franchisor”.

Si tratta in genere di iniziative improvvisate, nate sulle presunte competenze di dilettanti allo sbaraglio o di furbetti di piccolo cabotaggio, che mirano all’unico obiettivo di “fare cassa” ai danni di malcapitati aspiranti imprenditori.

Secondo questa logica distorta, dichiarare un livello di investimento più basso del reale permette di “vendere” più facilmente il franchising, coinvolgendo chiunque, anche candidati inadeguati sotto il profilo economico.

Il risultato che queste aziende ottengono è miope e di breve periodo, visto che nessuna rete di franchising può crescere e consolidarsi con un reclutamento “forzato”, basato sull’inganno.

Infatti la insoddisfazione degli affiliati e il turnover generato dai fallimenti vengono presto allo scoperto, condannando il progetto ad una repentina chiusura.

I franchisor “veri” hanno obiettivi totalmente opposti, di lungo periodo. Il franchisor non trae vantaggio dal “vendere il franchising” al primo che si presenta con un assegno in mano ma, al contrario, ha la necessità di selezionare candidati all’affiliazione consapevoli e qualificati, che possano portare al successo l’attività e il marchio che la contraddistingue.

La formula del franchising si basa su una logica che gli anglofoni definiscono “win-win”: “vince l’affiliante solo e se vince l’affiliato”. L’affiliante quindi deve sincerarsi che il candidato possieda tutti i requisiti richiesti da quel business: economici, attitudinali e territoriali.

Per questo motivo i responsabili sviluppo delle aziende affilianti “vere” si preoccupano sempre di chiarire al candidato, nel modo più leale e trasparente possibile, quali sono le effettive necessità economiche per avviare e condurre a regime l’attività.

Infine, il potenziale affiliato non solo deve essere bene informato sull’entità degli investimenti, ma anche sugli impegni che si assume e su tutte le implicazioni del contratto di affiliazione.